Musica Medievale

La definizione classica di "Medioevo" indica il periodo storico compreso tra la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476 d.C.) e la scoperta dell'America (1492 d.C.): queste date, puramente convenzionali, indicano un intervallo di tempo di quasi mille anni durante il quale l'Europa ha subito profonde trasformazioni (e con essa la produzione artistica e musicale).

Pur con le dovute generalizzazioni, si possono grossolanamente distinguere due principali filoni: quello della musica sacra-liturgica e quello della musica profana-popolare.

L'apice di entrambe viene raggiunto intorno al X secolo, quando nell'ambito del primo filone abbiamo la nascita del canto gregoriano: esso deriva dalla fusione del canto romano con quello gallicano, attribuibile all'unificazione e romanizzazione della liturgia voluta dai sovrani carolingi in tutti i territori del Sacro Romano Impero.

Nella musica profana, peraltro, si risente l'influsso degli albori dell'economia monetaria, degli scambi commerciali, e di un primo sviluppo di borghesia urbana (artigiani e mercanti): tali aspetti contribuiscono infatti ad un orientamento laico e liberale delle espressioni artistiche.

Persino l'apertura di scuole per laici, in cui trovano accesso le lingue c.d. "volgari", favorisce l'espansione della musica medievale popolare, in quanto l'influsso del clero sull'arte diminuisce proporzionalmente.

È questo anche il periodo in cui si sviluppa la scrittura musicale (inizialmente in ambito ecclesiastico e con una notazione molto diversa rispetto a quella a cui siamo abituati), questo ha permesso che giungessero fino a noi alcune delle composizioni dell'epoca (anche se spesso ci sono pareri discordanti riguardo alla corretta interpretazione).

Una caratteristica fondamentale di distinzione tra la musica medievale liturgica e quella profana risiede nella polifonia della prima contro la monodia della seconda (per quest'ultima la diffusione di forme polifoniche su testi profani fu tardiva -dobbiamo aspettare la fine del '400 per i primi madrigali).

In questo contesto che nacquero le prime canzoni profane totalmente in lingua volgare, come ad esempio quelle nate nella Francia meridionale, scritte in lingua d'oc e cantate dai trovatori, o quelle nate nella Francia settentrionale, in lingua d'oil e cantate dai trovieri. Temi principali di queste canzoni erano l'adorazione della donna con artificiose espressioni di omaggio cavalleresco, tratte dai modelli cortesi. Esse venivano spesso diffuse dal giullare o dal menestrello, sorta di cantore e giocoliere ambulante, con qualcosa del saltimbanco e dell'aedo che tipicamente si accompagnava con qualche strumento a corda come ad esempio la cetra.

A volte i musici popolari usavano la tecnica del contrafactum: su melodie ecclesiastiche inserivano testi profani, spesso irriverenti (un po' come succede oggi con le parodie di canzoni famose).

Uno tra i più preziosi monumenti della musica medievale è il corpus di componimenti noti come Cantigas de Santa Maria, scritti tra il 1250 e il 1280, commissionato (e forse in parte anche composto) da Alfonso X il Savio, re di Castiglia e di Leon. Ne sono pervenute circa 400, e seguono il modello trobadorico e trovierico (alcuni trovatori esercitarono la propria arte nella penisola iberica). Il manoscritto è di particolare interesse anche per le numerose illustrazioni di musici e strumenti dell'epoca: possiamo riconoscere flauti, tamburi, cornamuse, symphonie (le antenate della ghironda) oltre a salteri, arpe, cetre e organi portativi.

Se della musica sacra abbiamo sufficienti testimonianze, della musica profana e popolare (soprattutto nel periodo alto medievale) non abbiamo molti documenti: innanzitutto perché la nascente scrittura musicale era appannaggio esclusivamente del clero, inoltre i musici popolari erano spesso di bassa estrazione sociale e potevano tramandare la musica solo oralmente. Le cose cambiano nel basso medioevo quando i musici di corte sono persone di cultura, a volte essi stessi nobili o dame (nel XIII secolo dalle donne di corte ci si aspettava che fossero in grado di suonare strumenti, cantare e comporre versi).

Tra le principali fonti musicali giunte fino a noi, oltre alle già citate Cantigas de Santa Maria, ricordiamo un importante testo di musica profana: il manoscritto del XIII noto come Carmina Burana (così chiamato dalla località tedesca in cui è stato rinvenuto), insieme di composizioni in latino e alto tedesco di carattere goliardico e profano (di alcune delle quali è riportata anche la musica).